Quali sono i principali obiettivi dell’energy manager e quali strumenti utilizza

Quali sono i principali obiettivi dell’energy manager e quali strumenti utilizza

L’energy manager fa il suo debutto ufficiale in Italia nel 1982 con la legge 308, ma è con la successiva legge 10/1991 che vengono definiti ruolo e funzioni del “Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia” (comunemente chiamato, secondo la prassi anglosassone, energy manager). L’intento della legge era quello di favorire il controllo dei consumi in aziende private e pubbliche particolarmente energivore, introducendo le buone pratiche da seguire. L’energy manager è una figura obbligatoria in tutte le realtà industriali con consumi superiori ai 10.000 Tep/anno (Tonellate equivalenti di petrolio) e in quelle del settore civile, del terziario e dei trasporti con consumi superiori a 1.000 Tep/anno.

 

Le aziende che rientrano in queste casistiche (chiamate “soggetti obbligati”), sono tenute a comunicare ogni anno l’energy manager nominato, che può essere una persona interna all’azienda oppure un consulente esterno, caso frequente soprattutto nelle realtà più piccole. Gli elenchi degli energy manager nominati sono gestiti dalla Fire, la Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia, su incarico del ministero per lo Sviluppo Economico. Vista la spinta sull’efficienza energetica da parte dell’Europa per combattere il cambiamento climatico e l’adeguamento normativo avvenuto nel nostro Paese, negli ultimi anni l’energy manager è diventato una figura cruciale, tanto che sempre più imprese, anche non sottoposte all’obbligo di legge, effettuano la nomina. A questo proposito, sono indicativi i numeri riportati nell’elenco gestito dalla Fire relativo al 2017: su 2.315 energy manager totali figurano 1.564 persone nominate da soggetti obbligati e 751 da soggetti non obbligati.

 

 

Gli obiettivi di un energy manager

Come suggerisce il nome, l’energy manager si occupa di tutto ciò che riguarda la gestione dell’energia in un’azienda, pubblica o privata, con l’obiettivo di contenere i consumi, abbassare i costi energetici e aumentare la sostenibilità ambientale abbattendo le emissioni inquinanti. Queste sono le sue attività principali:

  • Misurazione dei consumi e audit/diagnosi energetica
  • Promozione di attività e investimenti per migliorare l’efficienza energetica (e quindi riduzione dei costi)
  • Favorire l’utilizzo di fonti rinnovabili
  • Resoconto con verifica e comunicazione dei risultati ottenuti a tutti i referenti aziendali coinvolti.

 

L’energy manager in alcuni casi si occupa anche degli acquisti dell’energia elettrica e degli altri vettori energetici (come gas metano, Gpl, eccetera), preoccupandosi di trattare con i fornitori condizioni economicamente vantaggiose.

 

 

Gli strumenti metodologici e tecnici

Il primo compito dell’energy manager, ossia la misurazione dei consumi, è propedeutico a qualsiasi altra attività, anche per verificare che l’azienda sia in linea con i benchmark del suo settore di riferimento.  Non si tratta di un’attività semplice, specie nel caso di realtà industriali con molti impianti, diversi punti di prelievo (ossia contatori allacciati alla rete) e con un utilizzo di differenti fonti energetiche. Per la verifica dei consumi aziendali, l’energy manager si può avvalere di report prodotti dai dai sistemi di telecontrollo e automazione oppure di audit interni o diagnosi energetiche. La diagnosi energetica, definita dalla Direttiva 2012/27/UE e obbligatoria per le grandi imprese e per quelle energivore, è la procedura che permette di conoscere il “profilo di consumo” di un’impresa, ed è quindi il primo passo di tutte le iniziative di efficientamento. In questo lungo lavoro di analisi è fondamentale elaborare indici di consumo energetico per le utenze o i processi più rilevanti (si chiamano EnPI, Energy performance indicator), tramite misurazioni ad hoc.

L’ottimizzazione dei consumi avviene da un lato regolando correttamente il funzionamento degli impianti, dall’altro diffondendo comportamenti virtuosi presso il personale, che andrà quindi sensibilizzato. Ambiti tipici di azione sono l’illuminazione e il riscaldamento dei locali. In base ai risultati ottenuti dagli indicatori dei consumi energetici, inoltre, può essere opportuno proporre l’adeguamento tecnologico degli impianti e dei macchinari per adottare soluzioni più efficienti e performanti.

I modelli energetici sono lo strumento più efficace per ottimizzare i consumi, grazie ad essi è possibile:
- intercettare le inefficienze energetiche legate ai problemi di malfunzionamento, comportamenti poco virtuosi degli operatori o regolazioni errate degli impianti.
- dimensionare la spesa energetica e quantificare i risparmi a seguito di interventi.
- costruire il consumo di riferimento del sito o dell’organizzazione per valutare dove agire per minimizzare la spesa legata al consumo energetico.

Come si può vedere da quanto descritto, gli ambiti di intervento di un energy manager sono diversificati e il suo ruolo è trasversale, sia a livello di asset aziendali (tutti i macchinari e i dispositivi che consumano energia), sia per le funzioni aziendali da coinvolgere nelle decisioni. Per questo motivo è spesso consigliabile dotarsi di un Sistema di Gestione dell’Energia, meglio se certificato secondo la norma ISO 50001, una procedura complessa che inserisce queste attività all’interno di una strategia energetica aziendale permanente ed estesa a tutte le aree di attività.

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