La gestione dell’energia nell’industria delle bevande
La gestione dell’energia nell’industria delle bevande

Il miglioramento dell’efficienza energetica è un’esigenza di qualsiasi impresa, a prescindere dal settore e dalla dimensione. La diagnosi energetica, tuttavia, e gli interventi conseguenti vanno fatti tenendo conto della particolare tipologia di azienda e delle sue specificità. Vediamo quali sono le procedure da adottare nell’industria delle bevande, un comparto che in Italia, se si considerano soltanto le bevande analcoliche, si attesta intorno ai 3 miliardi di euro (fonte: Annuario 2017-2018 Bevitalia).

Generalmente questa attività manifatturiera comprende linee di produzione in vetro e/o PET, con soffiatrici dotate di lampade a infrarossi per la creazione dei contenitori in plastica e sistemi di aria compressa per l’imbottigliamento. Quasi sempre le fonti di approvvigionamento energetico sono rappresentate da elettricità e gas metano. Partendo da questi dati, le fasi per l’efficientamento energetico prevedono di:

  • realizzare un audit energetico preliminare
  • individuare le principali possibilità di riduzione dei consumi energetici
  • quantificare il risparmio energetico ottenuto grazie a un intervento di efficienza energetica

 

La fase preliminare: audit energetico

La prima fase viene condotta raccogliendo i dati di consumo riferiti al medesimo periodo. Nella fattispecie:

  • fatture dell’energia elettrica relative all’anno precedente;
  • fatture del gas metano relative al medesimo anno;
  • dati di dettaglio orario per l’energia elettrica delle utenze principali riconducibili alla stessa linea di produzione e relativi a periodi specifici;
  • descrizione dei processi produttivi e dell’utilizzo dei vettori energetici collegati;
  • anagrafica dei gruppi di carico principali con potenze nominali e stime di utilizzo.

La comparazione incrociata di queste informazioni permette di evidenziare anzitutto a quali dei due vettori, tra elettricità e gas metano, sono da ricondurre i consumi maggiori. Queste evidenze, poi, vanno analizzate collegandole alla loro rispettiva influenza sulle linee di produzione e sugli impianti di servizio.

Una delle macchine maggiormente utilizzate nell’industria delle bevande è il compressore. La sua rilevanza sui consumi energetici complessivi può arrivare a superare il 20%, ma sono soprattutto le perdite di aria compressa a farli impennare. Secondo dati FIRE, la Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia, possono incidere nell’ordine del 12-15% su quelli generali, pari a un ammontare di 235 mila kWh in un anno, cioè a circa 40 mila euro.

 

Seconda fase: individuare possibili riduzioni dei consumi

La seconda fase, basata sui dati di consumo e di produzione, serve a costruire un modello generale per il singolo caso aziendale e comprende:

  • report statistico;
  • baseline comparativa con grafico di correlazione (carta CuSum) tra consumi ed energy driver;
  • utilizzo degli ultrasuoni per verificare la reale perdita di aria compressa;
  • possibile introduzione di misuratori per un monitoraggio più efficace e in real-time dei consumi suddivisi per macchinario e linee di produzione.

Un ulteriore intervento potrebbe focalizzarsi sull’analisi delle soffiatrici e sull’impatto che il loro utilizzo ha sui consumi energetici, visto che il loro funzionamento si fonda su lampade a infrarossi. Un eventuale efficientamento potrebbe tradursi in risparmio energetico.

Da questa fase di diagnosi e analisi, l’industria delle bevande considerata dovrebbe ricavare tutti gli elementi fondamentali per mettere a sistema una migliore efficienza energetica insieme a riduzione dei costi per l’approvvigionamento energetico e all’aumento della sostenibilità ambientale.

 

Terza fase: quantificazione del risparmio

La fase di quantificazione del risparmio economico, che deriverebbe dalla eliminazione delle perdite e dall’efficientamento energetico, prelude a quella effettiva di adozione della strumentazione necessaria. In particolare, un software o un sistema digitale in grado di controllare costantemente i dati di consumo in ottica diagnostica e predittiva sarebbe la soluzione ideale. Un sistema di questo genere acquisirebbe le informazioni, individuando nel contempo gli scostamenti rispetto ai consumi ritenuti standard. Oltre a permettere di risalire immediatamente alla causa, o alle cause, da cui dipendono le anomalie. La sua adozione potrebbe garantire opportunità di miglioramento nell’ordine del 3-5% e non costituirebbe un mero costo, quanto invece un investimento il cui ritorno sarebbe misurabile oggettivamente in termini di ROI.

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